Che cos’è lo studio elettrofisiologico endocavitario?

Lo studio elettrofisiologico è una procedura diagnostica che si effettua allo scopo di verificare la presenza di una aritmia, capirne le caratteristiche, come il punto di origine o la severità, e valutare inoltre la possibilità di ablazione.

È quindi sovrapponibile ad uno studio preliminare dell’aritmia nel vero senso della parola, unico esame in grado di discriminare con grande sensibilità e specificità il meccanismo che ne è alla base. Tre giorni prima della procedura il paziente deve sospendere la terapia antiarimica in atto.

 

Come si esegue?

Si esegue in sala operatoria e consiste nell’andare ad inserire dei piccolissimi elettrocateteri di mappaggio all’interno del cuore partendo dalla vena femorale destra, la vena presente nella regione inguinale, e dalla vena succlavia sinistra, in prossimità della spalla sinistra.

Tali elettrocateteri vengono inseriti in anestesia locale ed il paziente viene soltanto sottoposto a blanda sedazione. Per essere ancora più chiari viene reso in uno stato simile al dormiveglia e respira spontaneamente.

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Attraverso di loro è possibile stimolare il cuore ed indurre la comparsa dell’aritmia in modo tale da poter poi effettuare una serie di misure delle caratteristiche elettrofisiologiche della stessa che in associazione alla creazione di una mappa anatomica tridimensionale del cuore (mappaggio elettro-anatomico, Figura 1) permette di valutare la fattibilità dell’ablazione, cioè dell’eliminazione dell’aritmia, che in tal caso si effettua immediatamente dopo.

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Successivamente all’esecuzione dello studio elettrofisiologico il paziente deve restare a letto per 12 ore ed riposo per circa 3 giorni, successivamente ai quali potrà riprendere la sua normale attività quotidiana.

 

Per quali patologie è utile eseguire lo studi elettrofisiologico?

Le patologie che più frequentemente richiedono l’esecuzione dello studio elettrofisiologico sono rappresentate dalla Fibrillazione Atriale, dal Flutter Atriale, dalla Tachicardia Atriale, dalla Tachicardia Parossistica Sopraventricolare, dalla Sindrome di Wolff-Parkinson-White, dalla Sindrome di Brugada, dalla Tachicardia Ventricolare e dalla Sincope.

 

Quali sono le possibili complicanze?

Le possibili complicanze legate all’esecuzione di uno studio elettrofisiologico sono molto rare (dallo 0,5% al 4% a livello globale) e sono soprattutto a carico dei vasi attraverso cui i cateteri sono inseriti nel cuore. Esse includono la comparsa di ematoma, trombosi e fistola artero-venosa, oppure il pneumotorace, che deriva dalla puntura della pleura o il versamento pericardico.

Nella stragrande maggioranza dei casi tali complicanze si risolvono con il riposo a letto e solo raramente richiedono interventi chirurgici specifici.